sabato 6 agosto 2016

Recensione: 'Cacciatori di stelle cadenti' di Gin Philips



 Cacciatori di stelle cadenti, Gin Phillips
Piemme, 369 pagine.

 Nella vita di Ren,suo fratello Scott è sempre stato una presenza costante: a volte impalpabile come una canzone nel vento, inafferrabile come una stella cadente; a volte netta e distinta come un’immagine allo specchio. Come il viso di un ragazzo che avrà per sempre diciassette anni: l’età che aveva Scott quando è mancato in un incidente d’auto. Da quel giorno, Ren non ha mai smesso di sentirlo accanto, di parlargli. Di vederlo. E col tempo, diventata archeologa, si è accorta di avvertire intorno a sé anche altre presenze: anime di quei mondi scomparsi che lei cerca di riportare alla luce, di salvare dall’oblio ricomponendoli pezzo dopo pezzo. Sono voci e visioni che la guidano nelle sue ricerche, fino a condurla a un passo da una scoperta fondamentale per la sua carriera, ma che contemporaneamente la allontanano dalla realtà. Mentre affonda le mani nella terra, Ren sogna di attraversare i secoli a ritroso e sparire, almeno per un istante, in quelle antiche esistenze. E intanto è sempre più distaccata, chiusa in se stessa, incapace di ricambiare sentimenti profondi, di aprirsi agli altri. Di raccontare quel dolore che ha segnato irrimediabilmente lei e la sua famiglia.Fino a quando incontra Silas: il primo uomo che sembra riuscire a incrinare quella corazza, la barriera che lei ha innalzato tra sé e il mondo. In lui, Ren scorge la possibilità e la tentazione di un amore vero. E capirà che forse c’è solo un modo per non perderlo: abbandonare i fantasmi del passato e vivere finalmente nel presente.


Recensione.

 Ren è un archeologa non più attaccata ai legami reali. Quando suo fratello è morto,lei aveva solo 12 anni, da quel momento in poi non ha mai smesso di percepirlo anche nelle piccole cose. Nel suo lavoro di archeologa viene coinvolta in voci e visioni di mondi lontani, che le ricordano anche suo fratello.
Il romanzo, ambientato nei deserti e luoghi lontani, gira attorno alla monotona vita di Ren, sempre più chiusa a riccio nel suo mondo e che sembra avere un legame solo con il fratello.
L'incontro con Silas,suo collega affascinante e testardo, però,le cambia la vita.
La storia prosegue assumendo un ritmo sempre più scandito e porterà Ren a scoprire antichi manufatti di un artista appartenente al popolo Mimbres: Lynay, giovane donna che entra a far parte della narrazione.
Ciò che non ho apprezzato in questo libro è stata la prima parte. E' risultata poco coinvolgente, mentre alcune parti troppo corpose.
Tuttavia, Gin Phillips si rivela molto abile nella narrazione, ricca di dettagli da cogliere. La scrittura risulta abbastanza semplice. Un libro che non mi ha lasciato tanto, ma che mi ha fatto provare emozioni.
Di questo libro rimarrà traccia di una bella avventura fra canyon, paesaggi delineati ma ancora confusi,storia e popolazioni, e tante scoperte.
Lettura nel complesso più che soddisfacente, ideale per un pomeriggio all'insegna dell'archeologia.







                      E voi, lettori, avete già letto questo libro o lo metterete in wish list?

2 commenti:

  1. Ciao Letizia!
    Come promesso sono passata a trovarti!!
    CHe bel blog hai! è proprio giovane!! :)
    Il libro di cui parli mi ispira molto.. strano che non l'avessi già adocchiato!
    Prendo subito nota! ;)
    Ps: mi sono iscritta ai tuoi lettori! :)

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    1. Ciao Jasmine! Grazie per il complimento, l'ho aperto da poco e sto cercando di fare del mio meglio! :)
      E' un libro non recentissimo (qualche anno fa) e sono sicura che gli amanti dell'archeologia lo amino..parla molto delle scoperte, infatti!
      Grazie Jasmine, a presto!

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